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mercoledì 12 ottobre 2016

MAFFEI, Giampietro (Giovanni Pietro)

. - Nacque a Bergamo nel 1536 da Lattanzio e da una nobildonna della famiglia Zanchi. I dati relativi alla sua vita, forniti dal suo biografo, l'abate erudito Pier Antonio Serassi, non sempre reggono a una lettura critica molto attenta; sembra comunque che della formazione letteraria del M. si occuparono i due zii materni, Gerolamo e Basilio, entrambi canonici regolari lateranensi. Grazie al primo approfondì gli studi teologici e filosofici, ma fu debitore soprattutto del secondo per la sua solida formazione nelle lettere classiche e per il suo arrivo a Roma in età giovanissima: quando lo zio fu nominato custode della Biblioteca Vaticana, lo chiamò presso di sé, mettendolo in contatto con gli ambienti intellettuali più brillanti.
Nonostante la giovane età - il M. aveva poco più di vent'anni - maturava grandi aspettative, quando nel 1558 la disgrazia e poi la morte improvvisa dello zio, rinchiuso a Castel Sant'Angelo per ordine di Paolo IV, lo privò di qualunque velleità di carriera.
Partito da Roma, nel 1563 era a Genova, lautamente stipendiato in qualità di insegnante di retorica ed eloquenza, più tardi come segretario della Repubblica. Dopo due anni fece ritorno a Roma, dove sotto il generalato di Francisco Borgia vestì, il 16 ag. 1565, l'abito della Compagnia di Gesù, sostituendo poco dopo nel Collegio Romano Pedro Juan Perpinyà nel prestigioso insegnamento di retorica. Prima ancora di professare i quattro voti, nel 1572, al di là dell'esperienza di docenza, la fisionomia culturale del M. si andò però precisando anche su un altro versante significativo.
Egli infatti esordì nel 1571, più che come autore, come traduttore in latino della Historia da missões do Oriente del gesuita portoghese Manuel da Costa, cui aggiunse in appendice un'edificante scelta di lettere dei primi missionari in Oriente. La sua fatica non passò inosservata agli occhi del cardinale di Portogallo Enrico Aviz (re del Portogallo dal 1578, alla morte di Sebastiano), che lo volle a Lisbona.
Il vecchio cardinale, fine mecenate, aveva l'intenzione di utilizzare il M. per continuare la ricostruzione storica dell'epopea coloniale portoghese che, iniziata da Girolamo Osório, vescovo di Silves, si era interrotta al periodo manuelino. L'offerta, inoltre, ben si coniugava con l'opportunità di allontanarsi dall'Italia dopo essere stato coinvolto - unitamente a Benedetto Giustiniani e ad Achille Gagliardi - in un misterioso complotto interno alla Compagnia di Gesù contro il generale Everardo Mercuriano a seguito del quale era stato punito con l'invio a Siena.
Giunto in Portogallo nel 1579, visse per cinque anni tra Lisbona e Coimbra, dedicandosi a una paziente raccolta di materiale sulla talassocrazia lusitana in Oriente. In quegli anni scrisse in lingua latina una biografia di s. Ignazio che gli era stata da tempo sollecitata da Mercuriano. L'opera, con il titolo De vita et moribus s. Ignatii Loiolae, fu pubblicata nel 1585 e fu una delle biografie più discusse dell'epoca insieme con quella, precedente, del gesuita Pedro de Ribadeneira, il celebre biografo dei primi generali della Compagnia e potente assistente di Spagna e Portogallo dal 1571. Lo stesso Ribadeneira non mancò di censurare il M. per alcune imprecisioni e inopportunità di linguaggio e fu assai determinato nell'osteggiare l'ipotesi di affidare al M. la composizione di una storia della Compagnia.
La morte del suo protettore e la conseguente occupazione spagnola del Portogallo nel 1580 lo indussero a fare ritorno nel 1584 a Roma, dove proseguì il lavoro di stesura degli Historiarum Indicarum libri per concluderlo nel 1588 con l'edizione fiorentina dei Giunti, dedicata ossequiosamente a Filippo II, a cui seguì l'anno seguente una traduzione italiana pubblicata a Firenze da Filippo Giunti, Le istorie delle Indie orientali con una scelta di lettere scritte dall'Indie.
Le Istorie si possono considerare il suo capolavoro letterario e godettero, sulla scorta dell'interesse generatosi intorno alle missioni nel Nuovo Mondo e nei riscoperti antichi mondi asiatici, di un rilevante successo contemporaneo che si concretizzò in numerose edizioni. Il divenire storico del Portogallo e della sua vocazione coloniale, del suo mondo secolare di soldati navigatori ed esploratori si congiunge e si innerva, in modo indissolubile, con il racconto dello slancio evangelizzatore gesuitico. Nell'opera del M. emerge una capacità descrittiva, politica, antropologica della presenza iberica, senza celarne troppo le lacune, in un quadro di analisi della complessità e della varietà di usanze e culture, che s'impongono talvolta, come nel caso cinese, per la loro solidità. Un linguaggio elegante contraddistingue un periodare che, pur non privo di enfasi e di toni apologetici per l'operato della Compagnia rispetto ai fallimenti degli altri ordini, risulta sufficientemente distaccato nel narrare le grandi civiltà e religioni ma anche i tradimenti, le azioni avventurose di rinnegati, le interferenze illecite, le ambiguità fra le potenze cattoliche che costituivano lo sfondo dell'epopea coloniale sino agli anni Settanta del XVI secolo. Nelle vicende ripercorse e organizzate dal M. si ritrovano molti e rilevanti personaggi del gesuitismo missionario dell'epoca, in maggioranza portoghesi, che popolano le sue pagine dedicate principalmente alle campagne di evangelizzazione dell'Etiopia, del Brasile e delle Indie Orientali intraprese sull'impulso vigoroso di Francesco Saverio.
Se erronea è l'attribuzione al M. di una biografia di Sisto V, di sua mano furono originariamente gli Annali di Gregorio XIII. Quest'ultima opera, molto manipolata nel tempo e pubblicata postuma dall'erudito Charles Coquelines, è caratterizzata da un singolare metodo di composizione. Commissionatagli alla morte di Gregorio XIII da Giacomo Boncompagni, figlio naturale del papa, la storia del pontificato fu preparata con l'invio di un articolato questionario alle personalità più rilevanti che avevano collaborato con il papa nella politica estera e interna, nelle questioni religiose quanto in quelle economiche. Gli Annali costarono al M. molta fatica e pressioni e nella loro versione finale indugiarono soprattutto sulle grandi questioni politiche del pontificato gregoriano: la Lega sacra, la questione portoghese, le pertinenze della giurisdizione ecclesiastica in Spagna, la strategia contro il mondo riformato. Fu anche autore di una stucchevole raccolta parenetica di alcune biografie di santi.
Il M. condusse per quindici anni un'esistenza itinerante tra città centro-settentrionali italiane e Roma, costellata sovente da amarezze e isolamento dovuti anche a un carattere ombroso e severo.
Il M. morì il 20 ott. 1603 a Tivoli.
Opere: Historiarum Indicarum libri XVI. Selectarum item ex India epistolarum libri IV, apud Philippum Iunctam, Florentiae 1585; De vita et moribus Ignatii Loiolae qui Societatem Iesu fundavit, libri III, apud Franciscum Zannettum, Romae 1585;Vite di XVII confessori di Cristo, Roma 1601; Degli Annali di Gregorio XIII pontefice massimo dati in luce da Carlo Coquelines, ibid. 1742.
Fonti e Bibl.: P.A. Serassi, Io. Petri Maffeii Bergomatis e Societate Iesu opera omia Latine scripta, nunc primum in unum corpus collecta, variisque illustrationibus exornata. Accedit Maffeii vita, Bergomi 1747; G. Bentivoglio, Memorie e lettere, a cura di C. Panigada, Bari 1934, p. 99; P. Pirri, Gli Annali Gregoriani di Gian Pietro M. Premesse storiche per una revisione critica, in Archivum historicum Societatis Iesu, XVI (1947), pp. 56-97; Fontes narrativi de s. Ignatio de Loyola et de Societatis Iesu initiis, III, Narrationes scriptae ab anno 1574 ad initium saeculi XVII, a cura di C. de Dalmases, Romae 1960, pp. 208-236; Diccionario histórico de la Compañía de Jésus biográfico-temático, III, Roma-Madrid 2001, pp. 2466 s.; S. Andretta, Le biografie papali e l'informazione politica tra Cinque e Seicento, in L'informazione politica in Italia (secoli XVI-XVIII). Atti del Seminario, 1997, a cura di E. Fasano Guarini - M. Rosa, Pisa 2001, pp. 247-264; Id., La realtà iberica nelle opere di Giovanni Pietro M. e Giovanni Botero, in A Companhia de Jesus na península Ibérica nos sécs. XVI e XVII: espiritualidade e culturaActas do Colóquio internacional, 2004, II, Porto 2005, pp. 519-542; Id., Modelli di santità nelle "Historiarum Indicarum" di Giovanni Pietro M. (in corso di stampa); C. Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, V, pp. 293-302.

BALBI, Adriano

. - Nacque il 25 apr. 1782 a Venezia, da antica famiglia patrizia. Dopo essere stato ufficiale subalterno nell'esercito francese, nel 1807, abbandonata la carriera militare, andò ad insegnare matematica e francese nel collegio camaldolese di S. Michele a Murano. Qui, incoraggiato dall'abate del monastero, il futuro Gregorio XVI, e dal rettore del collegio, il futuro cardinale P. M. Zurla, si avviò allo studio della geografia e della statistica, pubblicando l'anno dopo la sua prima opera (Prospetto politico dello stato attuale del globo, Venezia 1808). Nel 1811 divenne professore di fisica nel liceo di Fermo, ma nel 1815, per ragioni politiche, tornò a Venezia. Dopo aver trascorso in Portogallo il biennio 1819-20, nel 1821, già sposato a una francese, si stabilì a Parigi, rimanendovi sino al 1835, quando si trasferì a Vienna in qualità di consigliere e statistico presso la suprema Conferenza di stato. Nel 1840, abbandonata Vienna, andò a Milano, vi rimase sino a tutto il 1846 e tornò poi a Venezia. Fu socio effettivo pensionario dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, socio effettivo dell'Accademia delle scienze di Vienna; ebbe onorificenze cavalleresche da quasi tutti gli stati europei. J. Dumont d'Urville, nel 1842, nella relazione del suo ultimo viaggio al polo australe, dette il nome di B. all'estrema punta dell'isola di Bougainville, nell'arcipelago delle Salomone.
Il B. morì a Venezia il 13 marzo 1848.
Durante la sua permanenza in Portogallo, grazie anche alle sue relazioni d'amicizia coi capi del governo provvisorio del 1819, poté visitare buona parte del paese ed ebbe accesso agli archivi dello stato, venendo a conoscenza d'importanti documenti, che lo misero in grado di pubblicare a Parigi nel 1821 due importanti opere (Essai statistique sur le royaume de Portugal et d'Algarve, 2 voll.; Varietés politico-statistiques sur la Monarchie Portugaise), risultate assai superiori a tutte le altre del tempo nella descrizione delle reali condizioni antiche e recenti del Portogallo.
Nel 1826 usciva sempre a Parigi il suo Atlas ethnographique du globe, nel quale, con la collaborazione di molti filologi, vengono classate 860 lingue e circa cínquemila dialetti; la favorevole accoglienza ottenuta da questo atlante è testimoniata dalle numerose traduzioni. Due anni dopo pubblicava la Balance politique du globe (Paris 1828): N. Tommaseo la giudicava "lavoro importantissimo e agli uomini di stato, e agli amministratori, e a' viaggiatori, e alla studiosa gioventù" (Antologia, XXXII [1828], parte c, p. 31) e in particolare ammirava il tentativo di determinazione della popolazione del Brasile, "un vero modello di critica geografica e statistica, e di logica arguta insieme e diligente" (p. 34). La stima di popolazione fu un problema che attrasse molto l'attenzione del B., specialmente per le grandi discordanze notate tra i geografi dell'ultimo secolo, onde nell'Essai sur la population des deux mondes (Paris 1830) il B. tentò la valutazione della popolazione totale del mondo (740 milioni, secondo lui) e dette sagge norme sulla condotta della ricerca e sulle cautele necessarie nelle valutazioni dei numeri.
L'opera fondamentale del B., che gli procurò una larga rinomanza europea, fu l'Abregé de géographie (Paris 1833), un grosso volume nel quale era riassunta la scienza geografica dei suoi tempi e raccolto il meglio degli studi geografici compiuti nella sua vita.
Adottato come libro di testo nelle università francesi, l'Abregé ebbe traduzioni in italiano, spagnolo, portoghese, grec0, inglese, tedesco, con un favore che perdurò nel tempo, tanto che nel 1895 ne era pubblicata la ottava edizione tedesca. Sebbene si tratti di un'opera di divulgazione intelligente, soprattutto d'uso scolastico, l'Abregé ebbe fortuna anche presso gli specialisti, come A. von Humboldt, che apprezzavano l'informazione esatta e la cura critica della documentazione. L'opera è divisa in due parti, la generale e la descrittiva. Nella prima sono esposte le nozioni generali di astronomia, di matematica, di fisica, di geologia, di storia naturale, di antropologia, di statistica, di economia politica, necessarie, secondo il B., alla geografia. Nella geografia descrittiva particolare, l'elemento fisico si riduce a pochi cenni mentre vi sovrabbonda la descrizione politica. Il B. giudica inutili o incerte le classificazioni in uso tra i geografi del tempo nel campo della geografia umana, di cui le principali erano: secondo le razze, secondo lo stato sociale (selvaggi, barbari, inciviliti), secondo la nutrizione (antropofagi, frugivori, carnivori, ecc.), secondo la posizione topografica (montanari, abitanti della pianura), secondo il modo di vita (nomadi, pescatori, cacciatori, ecc.). Egli sostituisce questa classificazione dell'umanità con un'altra scandita in quattro gruppi principali: secondo la divisione politica, secondo il grado d'incivilimento, secondo le lingue parlate, secondo la professione religiosa. In complesso l'impostazione generale dell'opera è alquanto arretrata rispetto agli studi del tempo, appesantita da cospicui dati statistici non sempre connessi con gli argomenti trattati.
Il B. rivolse particolare attenzione alla statistica, che suscitava ai suoi tempi scarso interesse, non soltanto riportando tavole statistiche nei suoi trattati di geografia, ma anche con numerosi scritti specificamente destinati alla statistica, dai quali largamente attinsero, come notizie e come metodo, gli autori posteriori: il saggio statistico sul Portogallo e sulla Persia, la statistica dei delitti e dell'istruzione in Francia, la statistica delle biblioteche di Vienna e degli archivi di Venezia, le tavole statistiche della Russia, della Francia, dell'Olanda. Numerose e varie notizie statistiche sull'Italia, sparse nei suoi scritti, furono raccolte e ordinate dal figlio Eugenio in Miscellanea italiana. Ragionamenti di geografia e statistica patria di A. B. (Milano 1845).
Opere. Il B. redasse una quarantina di volumi e tavole, di cui dette l'elenco cronologico il figlio Eugenio nella Miscellanea italiana..., pp. 378-80; le numerose memorie sparse nei periodici del tempo furono raccolte sempre dal figlio in Scritti geografici statistici e vari..., s. 1, Torino 1841-42 (5 voll.); s. 2, Scritti minori di A. B., Milano 1845 (2 voll.): la seconda serie comprende quasi esclusivamente scritti statistici. Tra le sue opere: Essai historique et statistique sur le Royaume de Perse, Paris 1827; Statistique comparée des crimes et de l'instruction en France, Paris 1829; The World compared with the British Empire, Paris 1830; Compendio di geografia, secondo un nuovo disegno... Prima versione italiana dell'Abregé, approvata dall'autore, con giunte, Torino 1834 (2 voll.); Essai statistique des bibliothèques de Vienne, Vienne 1835.
Bibl.: J. G. H., L'Empire Russe... par A. B., in Antologia, XXXV (1829), p.te b, pp. 76-92; E. Balbi, Gea, ossia la Terra descritta secondo le norme di A. B. e le ultime e migliori notizie, I-IV, Trieste 1854-1859, passim; Id., A. B., ricordi biografici del figlio e discepolo suo, prof. E. B., in Bollett. d. Soc. geografica ital., s. 2, VI(1881), pp. 528-32; G. Jaja, A. B.,Roma 1903; C. Wurzbach, Biographisches Lexicon des Kaiserthums Oesterreich, I, p. 130; J. C. Poggendorff, Biographisch literarisches Handwörterbuch für Mathematik..., I, col. 92; Enciclopedia Ital., V, p. 904.

martedì 28 giugno 2016

Innocènzo XIII papa





. - Michelangiolo Conti dei duchi di Poli (Poli 1655 - Roma 1724), governatore di Ascoli, di Frosinone, di Viterbo, nunzio in Svizzera (1695-98) e a Lisbona (1698-1708), cardinale (1706) e vescovo di Osimo (1709-12) e di Viterbo (1712-19), fu elevato al pontificato nel 1721, succedendo a Clemente XI. Svolse una politica incerta verso le grandi potenze cercando di tutelare i diritti della Santa Sede: resistendo alle pressioni della Spagna e di Parma nel 1723assolse il cardinale Silvio Alberoni caduto in disgrazia presso la corte spagnola e per compiacere la Francia creò (1721) cardinale G. Dubois; investì l'imperatore Carlo VI del regno di Napoli e di Sicilia ottenendo il tributo della chinea, ma non riuscì a far abolire il privilegio dell'Apostolica legazia di Sicilia, né a concludere l'auspicato concordato con la Spagna. Sul piano religioso, condannò i sette vescovi francesi filogiansenisti che si erano appellati contro la bolla Unigenitus(1722), ma fu anche poco favorevole ai gesuiti. Illuminata la sua amministrazione dello stato pontificio (libera circolazione dei grani all'interno, ecc.).

giovedì 23 giugno 2016

GARELLI, Pio Nicola

(Bologna 1670 - Vienna 1739)



. - Figlio del medico bolognese Giovanni Battista (1649-1732), nacque a Bologna nel 1670, e ivi ricevette la sua prima educazione nel collegio Poeti (Fantuzzi, p. 61). Studiò quindi medicina alla scuola del Mini e, compiuto il corso degli studi, si addottorò in filosofia e medicina nell'Archiginnasio bolognese il 26 marzo 1695. Raggiunto a Vienna il padre, che nel frattempo era stato nominato archiatra dell'imperatore Leopoldo, il G. divenne a propria volta medico dell'arciduca Carlo, il quale, apprezzandone ben presto il carattere sincero e avulso da ogni forma di avidità e di adulazione, decise di farne anche il proprio consigliere fidato (cfr. Braubach, 1950, pp. 366 ss.). Quindi seguì Carlo, ora re Carlo III, nel suo Regno di Spagna; il G. si recò, nel 1705, in Portogallo, ove ebbe modo di guarire il sovrano portoghese, ottenendo in cambio, quale segno di gratitudine, un dono del valore di 50.000 fiorini, l'investitura a cavaliere dell'Ordine di Cristo, nonché - sempre secondo il Fantuzzi - una pensione annua di "mille Lisbonine", di cui godette fino alla morte.
Secondo Simeoni il G. avrebbe ricoperto l'incarico di lettore prima di logica e successivamente di medicina pratica straordinaria presso l'Ateneo bolognese, che lo avrebbe nominato poi, dal 1719 al 1739, alla cattedra di medicina teorica sopraordinaria.
Morto l'imperatore Giuseppe I nel 1711, il G. divenne consigliere di gabinetto di Carlo (ora neoeletto imperatore Carlo VI), nonché conte e, dal 1713, protomedico dell'imperatore; questi, infine, nel 1723 gli conferì l'incarico di primo bibliotecario e archivista della Biblioteca Palatina, in luogo di mons. Giovanni Benedetto Gentilotti, conte di Engelsbrunn.
Frattanto, nel 1720, il G. venne accolto dall'Accademia de' Curiosi della natura (Biografia universale antica e moderna, Venezia 1825, XXIII, p. 209) con il nome di Calligene.
(...)
Lasciata l'Italia, il G. acquistò in breve tempo una posizione preminente nella società colta della capitale asburgica, al punto che si è giunti a definirlo "per così dire il Papa della Repubblica degli eruditi viennese" (Braubach, 1950, p. 367).
Fece parte del gruppo di intellettuali che si riunivano attorno al principe Eugenio di Savoia e fu un convinto sostenitore del giansenismo e della sua linea riformistica, tanto da venirne considerato il capo indiscusso in Vienna.
Fu inoltre amico di alcuni tra i maggiori letterati e giuristi del suo tempo, tra cui il Muratori, Apostolo Zeno, Pietro Giannone, ai quali offrì spesso ospitalità e protezione in Vienna, procurando che fossero conosciuti e apprezzati anche a corte.
Del suo mecenatismo offre una prima eloquente testimonianza il Giannone, allorché ricorda nella sua autobiografia (pp. 86 ss.) di essere riuscito nel 1724 proprio tramite l'intermediazione del G. a sottoporre all'imperatore, a cui l'opera era dedicata, la sua Istoria civile di Napoli onde ottenerne plauso e protezione e così sottrarsi alle critiche calunniose ripetutamente avanzate dai suoi nemici.  (...) Anche Montesquieu ebbe modo di incontrare più volte a Vienna il G. (Shackleton, pp. 112 s.).

martedì 21 giugno 2016

Vandèlli, Domenico


ETO:

Naturalista (Padova 1735 - Lisbona 1816); raccolse reperti di storia naturale nell'Italia settentr. e fu in corrispondenza con C. Linneo. Nel 1764, su invito del re Giuseppe I, si recò in Portogallo, dove organizzò lo studio delle scienze naturali su basi sperimentali. Insegnò scienze naturali e fondò a Coimbra, nel 1772, il primo orto botanico del Portogallo, che diresse fino al 1791. Diresse poi il giardino reale d'Ajuda a Lisbona, dove fondò anche un museo.

domenica 19 giugno 2016

CALUSO DI VALPERGA, Carlo Francesco Maria

Fratello di Tommaso, fu ministro del re di Sardegna a Lisbona (1171-?).

Vedi DBI Caluso di Valperga Tommaso

CALUSO DI VALPERGA, Tommaso

(Torino 1737 - ivi 1815) Dodicenne fu a Malta, paggio del gran maestro dell'Ordine. Divenne nel 1754 comandante in quella marina, e i contatti con il mondo greco-mediterraneo favorirono in lui l'interesse per la lingua e la cultura greche. Divenne quindi comandante nella marina sarda per due anni, nel corso dei quali maturò una crisi religiosa. Si dimise quindi dalla marina e si trasferì a Napoli, dove entrò nell'ordine di S. Filippo Neri. Qui egli approfondì la sua cultura, ma dovette lasciare Napoli nel 1769 (decreto di espulsione dei religiosi stranieri). Sostò a Roma e raggiunse infine Torino. Da qui si mosse nel 1771 per seguire il fratello Carlo Francesco Maria a Lisbona, dove era ministro del re di Sardegna. A Lisbona contrasse importanti amicizie ed incontrò Vittorio Alfieri, nel quale risvegliò l'interesse per la poesia. Nel 1773 rientrò a Torino.

DBI

Sul soggiorno in Portogallo si veda: G.C. Rossi, L'abate Caluso e il Portogallo, in Convivium, n.s., I (1947), pp. 727-738; (IV) (1950), pp. 821-823.