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giovedì 23 giugno 2016

GARELLI, Pio Nicola

(Bologna 1670 - Vienna 1739)



. - Figlio del medico bolognese Giovanni Battista (1649-1732), nacque a Bologna nel 1670, e ivi ricevette la sua prima educazione nel collegio Poeti (Fantuzzi, p. 61). Studiò quindi medicina alla scuola del Mini e, compiuto il corso degli studi, si addottorò in filosofia e medicina nell'Archiginnasio bolognese il 26 marzo 1695. Raggiunto a Vienna il padre, che nel frattempo era stato nominato archiatra dell'imperatore Leopoldo, il G. divenne a propria volta medico dell'arciduca Carlo, il quale, apprezzandone ben presto il carattere sincero e avulso da ogni forma di avidità e di adulazione, decise di farne anche il proprio consigliere fidato (cfr. Braubach, 1950, pp. 366 ss.). Quindi seguì Carlo, ora re Carlo III, nel suo Regno di Spagna; il G. si recò, nel 1705, in Portogallo, ove ebbe modo di guarire il sovrano portoghese, ottenendo in cambio, quale segno di gratitudine, un dono del valore di 50.000 fiorini, l'investitura a cavaliere dell'Ordine di Cristo, nonché - sempre secondo il Fantuzzi - una pensione annua di "mille Lisbonine", di cui godette fino alla morte.
Secondo Simeoni il G. avrebbe ricoperto l'incarico di lettore prima di logica e successivamente di medicina pratica straordinaria presso l'Ateneo bolognese, che lo avrebbe nominato poi, dal 1719 al 1739, alla cattedra di medicina teorica sopraordinaria.
Morto l'imperatore Giuseppe I nel 1711, il G. divenne consigliere di gabinetto di Carlo (ora neoeletto imperatore Carlo VI), nonché conte e, dal 1713, protomedico dell'imperatore; questi, infine, nel 1723 gli conferì l'incarico di primo bibliotecario e archivista della Biblioteca Palatina, in luogo di mons. Giovanni Benedetto Gentilotti, conte di Engelsbrunn.
Frattanto, nel 1720, il G. venne accolto dall'Accademia de' Curiosi della natura (Biografia universale antica e moderna, Venezia 1825, XXIII, p. 209) con il nome di Calligene.
(...)
Lasciata l'Italia, il G. acquistò in breve tempo una posizione preminente nella società colta della capitale asburgica, al punto che si è giunti a definirlo "per così dire il Papa della Repubblica degli eruditi viennese" (Braubach, 1950, p. 367).
Fece parte del gruppo di intellettuali che si riunivano attorno al principe Eugenio di Savoia e fu un convinto sostenitore del giansenismo e della sua linea riformistica, tanto da venirne considerato il capo indiscusso in Vienna.
Fu inoltre amico di alcuni tra i maggiori letterati e giuristi del suo tempo, tra cui il Muratori, Apostolo Zeno, Pietro Giannone, ai quali offrì spesso ospitalità e protezione in Vienna, procurando che fossero conosciuti e apprezzati anche a corte.
Del suo mecenatismo offre una prima eloquente testimonianza il Giannone, allorché ricorda nella sua autobiografia (pp. 86 ss.) di essere riuscito nel 1724 proprio tramite l'intermediazione del G. a sottoporre all'imperatore, a cui l'opera era dedicata, la sua Istoria civile di Napoli onde ottenerne plauso e protezione e così sottrarsi alle critiche calunniose ripetutamente avanzate dai suoi nemici.  (...) Anche Montesquieu ebbe modo di incontrare più volte a Vienna il G. (Shackleton, pp. 112 s.).

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