. – Nacque a Vicenza il 20 apr. 1687 da Giovanni e da Caterina. Il M. svolse la sua attività artistica prevalentemente Oltralpe, dapprima a Vienna e nei domini asburgici e successivamente in Sassonia. La sua formazione si compì nella città natale, nell’ambito della bottega di Orazio Marinali, di cui sposò una nipote. Al 1705 risale la sua iscrizione alla locale fraglia dei murari e tagliapietra; il 27 genn. 1706 partecipò in qualità di testimone al matrimonio dello scultore Giacomo Cassetti con Anna Marinali, figlia di Orazio.
Dopo un quinquennio di silenzio, ritroviamo il M. a Vienna: nel 1711 l’imperatrice Amalia Guglielmina, vedova di Giuseppe I, concedette al ventiquattrenne M. la Hofbefreiung, ossia l’esenzione dall’obbligo d’iscrizione alla corporazione degli scultori. Il 2 ottobre dell’anno successivo il M. sposò in seconde nozze a Vienna Elisabetta Sacconi, figlia di un giardiniere di corte in servizio presso la residenza imperiale della Favorita. Elisabetta morì nel 1717: sei anni più tardi il M. passava a nuove nozze con Maria Magdalena Kronawetter. Da questo terzo matrimonio nacque nel 1725 Francesco Antonio, anch’egli scultore e collaboratore del padre a Dresda.
In una supplica datata 9 marzo 1714 il M. chiese e ottenne dall’imperatore Carlo VI la concessione del titolo di «scultore di Sua Maestà Cesarea». Da quel momento egli fu impegnato nei principali cantieri promossi dalla Corona, specialmente in quelli diretti dall’architetto Johann Bernhard Fischer von Erlach e dal figlio Joseph Emanuel, realizzando opere famose: dal modello del Crocifisso d’argento dell’altare maggiore del santuario di Mariazell (1716), fuso dall’orafo Johann Känischbauer, alla Quadriga di Minerva posta a coronamento della Hofbibliothek (1726); dalle sculture esterne della Karlskirche (1725-30) ai quattro gruppi delle Fatiche di Ercole della Hofburg (1728-29). Parallelamente fu attivo per conventi e abbazie: dal 1714 e per molti anni è documentato nel grande cantiere di Melk, dove realizzò i vasi ornamentali e le dodici statue di profeti collocati sugli attici del cortile. Egli venne inoltre chiamato a trasformare il nuovo ingresso dell’abbazia e nel 1716 consegnò le statue colossali di S. Colomanno e S. Leopoldo di Babenberg poste ai lati del portale, datato 1717. Nello stesso anno lo scalone d’accesso alla residenza abbaziale si arricchì di un complesso di statue allegoriche in stucco allusive alla persona di Carlo VI: in cima alla prima rampa il M. collocò le personificazioni della Costanza e della Fortezza, in omaggio al motto prescelto dal sovrano, «Constantia et Fortitudine»; l’apparato allegorico dello scalone prosegue sulle pareti laterali, dove due nicchie ospitano le personificazioni della Fama e del Merito.
Perdute durante la seconda guerra mondiale le sculture eseguite per il Lustgebäude del principe Adam Franz von Schwarzenberg a Hirschstetten, eretto dall’architetto Antonio Erardo Martinelli (per cui il M. risulta essere stato pagato tra il 1715 e il 1716), la successiva tappa della produzione statuaria profana del M. è costituita dalle celebri Sfingi di Hetzendorf.
L’esito di questo processo di affinamento stilistico furono i sei gruppi dedicati al tema mitologico del «ratto» che punteggiano il parco di palazzo Schwarzenberg a Vienna, realizzati tra il 1719 e il 1724 unitamente alla Nereide della fontana e alle statue delle Stagioni.
Nel 1720 è documentato un ritorno del M. in Italia, i cui contorni rimangono molto vaghi: sono infatti ignoti i motivi e la meta stessa del viaggio, solo ipoteticamente individuata in Vicenza. Nel 1722 il M. risulta nuovamente a Vienna, dove stabilì la propria abitazione nelle immediate vicinanze della Favorita.
Al 1725 circa risale lo spettacolare gruppo di S. Michele Arcangelo trionfante sul demonio posto sul pronao della Michaelerkirche nel cuore di Vienna, realizzato su disegni di Beduzzi. Completano la decorazione le due statue degli arcangeli Gabriele e Raffaele, che con la loro gestualità pacata fungono da contrappunto al dinamismo vorticoso del gruppo centrale. Nel 1729 il M. realizzò un’opera capitale: l’Altare di s. Giovanni Nepomuceno eretto nella Peterskirche di Vienna in occasione della canonizzazione del martire boemo. Già nel 1725 il M. aveva scolpito una statua del santo, tuttora collocata nel villaggio di Weikendorf presso Melk. Ma con quest’opera egli creava una vera e propria macchina devozionale, con grande profusione di dettagli narrativi.
Una fonte preziosa per l’identificazione della produzione viennese del M. è costituita da un album di schizzi dello scultore di Würzburg Johann Wolfgang van der Auwera, stipendiato a Vienna tra il 1730 e il 1736 dal principe vescovo Friedrich Carl von Schönborn e attivo con ogni probabilità nella bottega del Mattielli. Gli anni Trenta rappresentarono per lui l’apice del successo, ma anche il momento della definitiva presa di coscienza della propria autonomia creativa. Non è dunque un caso se il decennio si aprì con un’opera firmata, il gruppo di Apollo e Dafne collocato nel 1731 nel salone delle feste del castello di caccia di Eckartsau, insieme con un secondo raffigurante Alfeo e Aretusa.
Nei cicli di Eckartsau e Klosterbruck si annunciano le prime avvisaglie di una svolta stilistica in senso classicista, che giunse a piena maturazione solo dopo il trasferimento del M. a Dresda. Un deciso mutamento di indirizzo è tuttavia chiaramente percepibile già nelle tre statue lignee di santi realizzate nel 1734 per la cappella delle Grazie del santuario di Mariazell e nelle otto raffigurazioni di Atlante scolpite tra il 1734 e il 1736 per la cosiddetta sala terrena del monastero di Klosterneuburg. A riprova del suo accostamento alla statuaria antica, nel 1736 egli venne chiamato a modellare in terracotta le copie di tre celebri opere appartenenti alla collezione del principe Eugenio di Savoia, le cosiddette Ercolanesi (Dresda, Staatliche Kunstsammlungen), ritrovate intorno al 1713 a Portici.
Reca la firma e la data 1737 una statua in legno della Madonna col Bambino oggi collocata nella chiesa parrocchiale di Loveno di Menaggio, sul lago di Como, ma proveniente dalla vicina cappella gentilizia della nobile famiglia Bolza. Nello stesso anno il M. partecipava al concorso per una nuova fontana da erigersi sul Mehlmarkt di Vienna.
Nel decennio trascorso a Dresda il M. assunse un ruolo di assoluta preminenza nell’ambito della scultura decorativa, suscitando le lodi in versi e in prosa del conte Francesco Algarotti. A partire dal 1738 e fino alla morte predispose i modelli delle 78 statue di santi che decoravano la Hofkirche, eretta dal romano Gaetano Chiaveri e distrutta durante i bombardamenti del 1945. Scolpite dagli aiuti (tra cui Johann Georg Adler e Andreas Böhme), alcune statue furono riprodotte da Lorenzo Zucchi in 39 incisioni tratte da disegni di Stefano Torelli. Nel 1740 il M. scolpì le statue mitologiche che ornavano il parco del palazzo della contessa Moczynska e successivamente quelle destinate al giardino e alla residenza del primo ministro Heinrich Brühl, tra cui le figure colossali di Pallade e Venere collocate ai lati dell’ingresso e quelle di Meleagro e Flora ai piedi dello scalone d’onore, tutte di impronta classicheggiante. Tra il 1741 e il 1744 eseguì le figure della grandiosa Fontana del Nettuno disegnata dall’architetto francese Zacharias Longuelune per il parco del palazzo Brühl-Marcolini, opera che va considerata il capolavoro del periodo sassone del M. (distrutta nel 1945). Nel 1743 fu nominato ispettore di corte delle collezioni di statuaria antica e moderna e nel triennio 1745-47 realizzò le sculture per il giardino e per il castello reale di Hubertusburg.
Il M. morì a Dresda il 28 apr. 1748.
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